Area archeologica di Colle della Noce

Via Carlo Cattaneo 10 – 00040 Ardea (RM)

Sull’altura di Colle della Noce, il cui nome deriva non dal noto albero, ma dal sostantivo latino nox, noctis, che significa “notte”, si trova un’importante area archeologica individuata grazie alle arature del terreno, che nel corso del XX secolo riportavano continuamente alla luce reperti archeologici. Si decise così di scavare a partire dal 1981 al di sotto di un affiorante blocco di tufo.

Sono stati quindi messi in luce i resti di diverse capanne di forma circolare e ovale (solchi e buchi di palo) riferibili a un antico abitato (sito in posizione sopraelevata rispetto alla valle) sorto a partire dal IX secolo a.C. Il sito, posto in posizione sopraelevata rispetto alla valle, riveste particolare importanza per la ricostruzione degli sviluppi urbanistici dell’area. L’abitato si estendeva infatti su un’altura prospiciente l’acropoli cittadina, a essa altimetricamente equiparabile. Tra le strutture individuate, merita particolare attenzione una capanna di notevoli dimensioni, con un diametro di circa 10 metri, che si distingue per la posizione centrale rispetto all’area dell’abitato e preminente rispetto alle altre capanne, in quanto occupava il punto più elevato della collina.

Nell’area delle capanne furono sistemate delle sepolture a fossa, per la quasi totalità di bambini, a eccezione della tomba di un adulto databile all’VIII secolo a.C., contenente il corpo di una donna, deposta con abito da cerimonia, accompagnata da un corredo particolarmente ricco: gioielli d’oro, d’argento, di ambra e di pasta vitrea; vasi di terracotta e di bronzo, pendagli, anelli, spille di bronzo con rivestimenti di osso, ambra o avorio; due fuseruole e un fuso per filare la lana; due coltelli e uno spiedo. L’identità della defunta è ignota (fu definita dagli archeologi la “principessa di Ardea”), ma certamente doveva ricoprire un ruolo importante nella società, poteva forse essere una somma sacerdotessa.

Nel VI secolo a.C. con la realizzazione di un imponente santuario (34×21 m, 714 m² di superficie), uno dei più grandi del Lazio arcaico, del quale rimane il basamento di fondazione, l’area cambia destinazione d’uso. Il tempio si sovrappone alle capanne, la cui circonferenza viene inglobata all’interno dell’area sacra. In particolare si è tenuta la memoria delle due capanne poste al centro, mantenendo lo stesso orientamento: esso volgeva al punto dell’orizzonte dove il sole, ogni anno, tramonta, si ferma e torna indietro, ovvero il solstizio d’inverno.

L’edificio viene utilizzato con regolare attività di manutenzione dal VI secolo a.C. alla prima metà del I secolo a.C. Si presenta come un tipico tempio italico, posto su un alto podio, con un pronao costituito da otto colonne su due file e con la parte posteriore formata da una cella centrale e due laterali, che accoglieva le statue delle divinità. Costruito in mattoni, aveva un’intelaiatura in legno e colonne lignee ed era riccamente ornato con lastre di terracotta a colori vivaci, con elementi decorativi, che trovano confronto con quelli degli altri due templi cittadini (quello di Giunone sull’Acropoli e il tempio dell’area del Casarinaccio).

Anche in questo caso, come nel tempio del Casarinaccio, è stato individuato un ambiente ipogeo per il deposito degli oggetti sacri.

Attorno al complesso sono stati riportati in luce un tratto di strada basolata, un ampio edificio a pianta rettangolare in opera quadrata di tufo e resti di murature in opus reticolatum pertinenti, probabilmente, a una struttura insediativa a “vocazione” agricola.

Poco meno di duemila anni fa, poi, vi fu una radicale demolizione del tempio, le fosse di fondazione vennero riempite di frammenti ceramici per livellare il terreno in superficie, e i resti del tempio ricoperti di terra.

Le aperture dell’area, su prenotazione, sono a cura della Pro Loco Ardea APS

Per informazioni e prenotazioni: prolocoardea@gmail.com; https://www.prolocoardea.it/

Indirizzo: Via Carlo Cattaneo 10 – 00040 Ardea (RM)